Campane e campanili
La realizzazione di campane rappresenta un momento di incontro tra arte e musica e l’utilizzo di bronzo di qualità, le complesse operazioni di finitura donano un suono perfetto, mentre le decorazioni ne segnano il carattere artistico.
Campane e campanili

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La storia dei sacri bronzi
Secondo la tradizione fu San Paolino, vescovo di Nola, a introdurre le campane nelle funzioni religiose verso il 400 d. C. I campanili da sempre sono stati una peculiare caratteristica dell’architettura cristiana e hanno sempre rappresentato il simbolo primario di richiamo: per esempio, nell’Adriatico erano simbolo e segnali di richiamo per i barcaioli e per i viandanti sperduti nelle acque del Po. In Puglia, invece, soprattutto quelli delle città costiere, venivano impiegati come fari per orientare i marinai durante la navigazione. Un altro campanile, tra i più famosi a Roma, uno dei campanili più alti della città è quello della Basilica di S. Maria Maggiore, la cui prima campana venne chiamata “la sperduta” poiché veniva suonata ad ore prestabilite tutte le notti per ricondurre i dispersi in città.
Tutt’oggi, la comunità cristiana non può rinunciare alle campane che, da secoli, continuano a scandire lo svolgersi della vita.
Solamente in via eccezionale e transitoria, si consentono surrogati come le registrazioni diffuse con altoparlanti, questi devono essere sostituiti, il prima possibile, con campanili e campane.




Come suonano le campane
I modi di suonare le campane sono diversi e variano da regione a regione secondo l’uso e la tradizione locale. Si possono comunque raggruppare in due grandi categorie:
L’uso è quello di appendere e bloccare le campane a travi fisse e il suono viene ottenuto percuotendo le stesse con il battaglio o con dei martelli ad azionamento meccanico o elettrico.
Con questo tipo di campane si ottengono:
– suonate a festa
– suonate funebri
– angelus
– suoni tradizionali a tocchi
– melodie
In questa categoria di campane ritroviamo i famosi “carillon” che ebbero origine in Belgio e in Olanda, diffusi poi in Francia in Germania e piano piano anche in altri luoghi. Nell’alto Medioevo, i complessi campanari di questo tipo erano formati da quattro campane e si chiamavano “Quadrilla” o “Carillons”.
Verso il XV secolo si iniziò a fondere carillons con numero sempre maggiore di campane che, componendo delle scale cromatiche, consentirono di ottenere effetti musicali sempre più armoniosi.
In questo tipo di campane a battente volante l’asse di rotazione è applicato in corrispondenza della fine della testa della campana e, all’incirca, corrispondente al diametro alla base della campana.
Il battente percuote la campana, quando è in movimento, nella parte alta. Normalmente le campane a slancio sono azionate da una corda applicata al cosiddetto “maneggio” o volgarmente “stanga” mentre quando sono motorizzate la ruota ha un diametro corrispondente a circa quello alla bocca della campana. La massima oscillazione della campana è di circa 180° complessivi. In questo tipo di suono riusciamo ad ottenere il massimo della potenza sonora della campana ed un suono molto pulito e brillante.
Questo tipo di suono può essere suddiviso in:
● Suono a slancio classico, tipo Toscano
Questo tipo di suono, detto anche alla Rinfusa, è il classico suono a distesa normale, non sincronizzato. Ogni campana non è legata alle altre e viene suonata in maniera autonoma. Il campo di oscillazione varia dai 120° ai 180°.
● Suono sincronizzato alto tipo Lucchese
In genere questo suono particolare viene ottenuto con la rotazione completa delle campane a bicchiere (180°) che, con speciali elettrofreni, vengono bloccate e sincronizzate in maniera ciclica uniformemente distanziate l’una dall’altra affinché il suono di battuta di ogni battaglio a 180° sia distanziato uniformemente fra le campane stesse.
● Campane a tocchi con suono simulato
Il suono simulato viene realizzato per particolari situazioni di statica delle strutture. In ogni campana vengono installate internamente due elettrobattagli di dimensioni differenti affinché si possano avere due percussori di intensità diversa, onde riprodurre il suono simulato a distesa con maggiore fedeltà.
● Campane a rotazione completa (a battaglio cadente)
L’asse di rotazione è applicato circa sotto testa della campana ed il ceppo è di dimensioni tali che consente una parziale bilanciatura della campana stessa. Il battente percuote la campana stessa. In questo caso la ruota di azione è di circa il doppio del diametro alla bocca campana.
Bisogna però notare che normalmente si usano differenti modi di suonare queste campane:
– A distesa con oscillazione di circa 180° per i suoni ordinari
– Solenne o a bicchiere con oscillazione completa di 350-360° per i suoni festivi solenni o concertanti per segnali da defunto.
● Campane Bilicate
Gli impianti con campane bilicate vengono in generale effettuati quando si presentano situazioni di statica dei campanili, in modo da poter ridurre notevolmente le sollecitazioni orizzontali e verticali esercitate dalle campane in movimento. Il sistema consiste nell’avvicinare l’asse di oscillazione al baricentro delle campane.
● Campane Marchigiane
Il suono marchigiano è generalmente ottenuto con campane in oscillazione a distesa, a slancio classico e a tocchi. Si differenzia da altri suoni in quanto è in generale caratterizzato da un suono sincronizzato che si ottiene innalzando la campana grande alta fino a circa 300° o 320°. Contemporaneamente vengono effettuati dei tocchi con elettropercussori sincronizzati sulle altre campane.
● Suono Umbro sincronizzato
E’ ottenuto con la campana grande che va a bicchiere e a tocchi sincronizzati sulle altre che stanno ferme ottenendo un suono ritmato particolare. Normalmente il suono sincronizzato umbro è detto anche “Farsetto” ed è ottenuto con la seconda campana che va a bicchiere e, contemporaneamente, da tocchi sincronizzati sulle altre campane fisse, compreso la campana grande.
● Campane Bolognesi
Il suono è simile al suono sincronizzato alto, tipo lucchese, ma ancora più veloce, inoltre per eseguire il Doppio Bolognese devono essere sincronizzati i tocchi delle campane in modo ciclico e ripetitivo, anche se vengono eseguite delle variazioni di cadenza.
Il concerto campanario, piccolo o grande che sia, rappresenta un patrimonio comunitario di grande valore e per questo ci vuole attenzione e cura alla manutenzione.
La manutenzione ordinaria delle campane è il procedimento essenziale per garantire il corretto funzionamento di un concerto di campane.
L’oscillazione delle bronzi, l’esposizione alle intemperie e ovviamente, lo scorrere del tempo, usurano diverse componenti che sono essenziali per il buon funzionamento.










